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Dei perduti amori, la storia di Amelia

Questa storia è ambientata in una piccola frazione del comune di Assisi. Sono un mucchio di case affondate nel bosco, con una chiesa che al tramonto diventa d’oro, dove vivono due suore statunitensi. Sono una serie di accavallamenti di colline che s’inerpicano e scivolano l’una sull’altra, ad un altitudine di 800 metri dove non fa quasi mai caldo, ma può fare tanto freddo. Non c’è un negozio, una piazza, una farmacia, per qualunque cosa bisogna scendere ad Assisi. Se mai dovessi scegliere un posto dove isolarmi dal mondo, penserei subito a questo luogo, ben sapendo che potrei resisterci pochi giorni, forse solo uno. Questa storia me la racconta Amelia, che, con due bastoni, un tutore che le regge la schiena e uno strano cappello di lana (che la fa sembrare un elfo dei boschi), arriva faticosamente a trovarci. L’aria è ferma ma piuttosto fresca, in questo marzo del 2020 che da lì a qualche giorno vedrà tutti chiusi dentro casa. Lei è sola tutto il giorno ma, richiamata dalle nostre voci, è scesa per la ripida stradina che collega la sua casa a quella del nostro amico eremita. Seduta vicino a noi, tra il noce ed il sambuco, è tranquilla e rilassata, sorride. Mi chiede come mai siamo lì, solite frasi di chi ancora non si conosce ma poi, come improvvisamente ispirata, chiede se voglio sentire la sua storia. Mi avvicino con lo sgabello e inizio ad ascoltare. Questa storia inizia con il padre di Amelia, nell’Ottocento, a cui non è permesso sposare una ragazza che si chiama proprio come lei, Il giovane ne è perdutamente innamorato ed è contraccambiato, ma questa unione non può avere un lieto fine. La ragazza è una “contadina”, non ha proprietà e lavora come bracciante. Il nonno di Amelia invece ha la terra, le bestie e la casa, faticosamente messi insieme dopo anni di sacrifici e rinunce, spaccandosi la schiena “ sotto padroni”. Il desiderio di questa famiglia è di accrescere proprietà e beni, ricorrendo al sistema più in uso in campagna: un matrimonio vantaggioso che permetta di consolidare sicurezza e ricchezza. Come un titolo nobiliare, la terra e gli animali, elevano lo stato sociale, specie in un contesto come quello umbro dell’ottocento. Il matrimonio fra i due fu proibito, la ragazza senza dote e senza beni fu allontanata. Così il padre di Amelia fu costretto a sposare una ragazza, scelta dalla famiglia, che portava in dote un pezzo di terra e tante pecore. Ma il giovanotto la sua Amelia non la dimenticherà ed alla prima figlia darà il nome di quell’amore perduto. La piccola Amelia è una bambina bellissima, la fissazione del padre che non fa altro che chiamarla, chiede a lei qualunque cosa, in quella casa di pietra in mezzo al bosco; il nome rimbomba a tutte le ore del giorno. La piccola chiese un giorno alla mamma: “ma perché chiama sempre me, c’è anche mia sorella! e” la donna rispose: “porti il nome di una con cui faceva l’amore, che non ha mai dimenticato”. Amelia cresce, è civettuola, ha tanti corteggiatori, ma a lei interessa solo Duilio, che ricambia il suo amore in maniera profonda e tenera. Lei è piccola, gioca con l’amore, si diverte a tenere sulla corda l’innamorato che vorrebbe sposarla. A questo punto Amelia s’interrompe, è seria e mi dice: ”ora devo raccontare un’altra storia”. Io la lascio fare, la sua voce e le sue espressioni la riportano indietro nel tempo. Così inizia la storia di Renato, un ragazzo che abitava in una frazione vicina alla sua, li separano una collina. Come molti ragazzi della sua età, aderì al partito fascista nel quale vide la possibilità di un riscatto sociale rispetto alla solita vita dei campi. Alla sede del fascio si parlava di futuro, di grandi rinnovamenti sociali e strutturali, di acqua corrente, case, di strade, di macchine e trattori, cambiamenti importanti in quei posti lontani ed isolati. Convinto e disposto a morire per la patria ed il duce, si arruola e parte per la guerra. La sua avventura s’interruppe con la cattura degli inglesi che lo deportarono in un campo di concentramento, nel Regno Unito. Amelia continua il suo racconto con difficoltà, mi dice che dopo i primi tempi Renato iniziò a vivere in un regime di semilibertà, e con il lavoro ebbe modo di conoscere una ragazza inglese. Nacque un autentica passione tra i due, s’innamorarono e decisero di vivere insieme. Nei sette lunghi anni nel Regno Unito nacquero due figli. Renato ormai convinto di aver messo radici e di rimanere per sempre lì con la sua famiglia. Ma qualcosa cambiò finita la guerra Renato non più considerato prigioniero di guerra può tornare a casa. Lui voleva restare ma riceveva continue lettere dai genitori che lo supplicavano di tornare; anziani e malati, avevano bisogno di aiuto per mandare avanti la terra e gli animali. Non riesce a dire di no prova sensi di colpa per non aver detto niente della sua situazione e per aver pensato di potersi lasciare tutto alle spalle. Così salutata la compagna ed i figli, assicurando tutti che una volta sistemato sarebbe tornato. Pensava che il sua permanenza a casa fosse provvisoria, doveva solo trovare la forza di dire che aveva una famiglia. Ma I giorni ed i mesi passano, ma lui non si decide a raccontare della compagna e dei bambini ai suoi genitori e amici. Teneva tutto per sé, continuando a scrivere in segreto in Inghilterra. Con il passare del tempo si lascia assorbire dal lavoro e dai suoi genitori. Ed è durante una festa di paese che conobbe Amelia, di 14 anni più piccola di lui, all’epoca è minorenne per i suoi diciannove anni. Lei giocava, flirtava, lo provocava, si divertiva; era molto bella. Ma un giorno il gioco andò oltre, si ritrovarono soli e lui “ la pronò” – come dice Amelia – su un fienile. Come nelle migliori storie di appendice, la ragazza rimase incinta da quel primo rapporto. Provo a chiedere se era consenziente, se si era resa conto che Renato poteva essere denunciato per la sua minore età, ma Amelia non sa cosa vuol dire violenza carnale, abuso e mi dice che gli uomini, una volta, erano fatti così e che la colpa è sua che l’aveva provocato. Inevitabile lo scandalo in famiglia, Amelia deve rinunciare a Duilio che la sta ancora aspettando, la famiglia vuole soddisfazione con un matrimonio riparatore. Unione, a cui né Renato né Amelia avevano mai pensato. Sono obbligati dalla famiglie, così si sposano, ma lui continua la sua corrispondenza segreta con la compagna inglese,che ignora tutto e chiede insistentemente quando si ricongiungerà alla famiglia. Continua a prendere tempo, e contemporaneamente inizia la sua vita da uomo sposato, con terra, casa, bestie, famiglia e suoceri. Amelia segue lo stesso destino del padre, Duilio è il suo amore perduto. Nasce il primo figlio della coppia, Angelo, e dopo 6 anni il secondo figlio, Cesare. Amelia è rassegnata al suo ruolo di moglie e madre e dimentica Duilio. Renato però non dimentica la sua famiglia in Inghilterra e continua a scrivere di nascosto lettere che con il passare del tempo diventano sempre più minacciose da parte dell’inglese che non vuole più aspettare. La minaccia più volte reiterata nel tempo,diventa una cosa seria, la donna annuncia che ha comprato i biglietti, è pronta a venirsi a riprendere il padre dei suoi figli. L’inglese non ha mai saputo che Renato ha un’altra famiglia. L’uomo è disperato non ha il coraggio di dire niente, non sa cosa fare , si sente in intrappola, non può lasciare la sua famiglia attuale , e non può tornare da quella di prima. Nessuno sa, tutti lo conoscono come un uomo serio, un buon padre di famiglia, lo scandalo sarebbe grandissimo, attraverserebbe le colline,andando per tutte le frazioni di Assisi. Così dopo una notte insonne, passata in un disperato silenzio, si alza e dice ad Amelia che ha bisogno di uscire gli manca l’aria, E’ l’alba. Amelia non ci fa caso, e si rimette a dormire. Verso le sette il padre di Amelia nota aperta la porta di quella che chiamano “la Cappanna”, dove hanno una mucca ed il fieno. Pensa che sia stata dimenticata aperta, e che la mucca incustodita sia uscita. Entra e trova uno spettacolo raccapricciante, Renato si è tolto la vita impiccandosi. Non ha resistito alla pressione, alla vergogna alla mancanza di soluzioni La disperazione non gli ha lasciato altra via d’uscita, lui che non ha mai avuto il coraggio di raccontare, ha trovato il coraggio di prendere una corda, salire su uno sgabello e subito dopo allontanarlo da se. Scappa da una vita che gli altri hanno scelto per lui, pone fine ad anni di menzogne e pressioni, lui non perde solo il suo amore , ma anche la sua vita. Il corpo rimane lì per ore, bisogna aspettare la scientifica di Perugia. Amelia svegliata dal padre si precipita, guarda il marito attonita. Mi dice mentre incomincia un tramonto di fuoco sulla collina, che non sentiva niente non riusciva a piangere, a disperarsi. Mi accorgo che ancora questo ricordo le procura un brivido di orrore: “e’ proprio brutto da vedere” Finalmente dopo qualche ora, con l’arrivo della polizia il corpo di Renato viene portato via, ed incominciano le ricerche per capire cosa è successo. Prima di stabilire se si tratta di suicidio, bisognava capirne le ragioni, viene setacciata la casa e ben nascoste vengono trovate le lettere, la polizia chiude il caso. Viene avvisata l’inglese che capisce che non può più chiedere nulla, e infatti non verrà mai in Italia. Amelia ora sa, ma non ha modo di provare rabbia o dolore si fa carico come un uomo di portare avanti la famiglia e la proprietà. E’ ancora bella e giovane, riceve proposte di matrimonio,ma le rifiuta, i figli sono per lei al primo posto, non può dargli un patrigno, hanno già da dover portare questo ricordo tremendo dell’impiccagione del padre per tutta la vita. Così si fa coraggio ed affronta un lavoro massacrante, che non le lascia il tempo di pensare e ricordare. Mi racconta che senza acqua in casa va alla fonte a lavare i panni di tutti, portandoli in testa su una cesta. Governa le bestie, cura il raccolto, cucina, accudisce tutti, sacrifica la sua vita. Dovrà anche far fronte al terremoto che le distruggerà la casa. Duilio prova a ritornare da lei, piange, la supplica, ma lei è troppo scottata dalla vita e lo rifiuta definitivamente. Oggi, Amelia ha 86 anni è malata di Alzheimer,quando parla ripete spesso le stesse cose, perché dimentica di averle dette. Ma è ancora carina, e tanto simpatica. Angelo è il figlio prediletto, Cesare invece è “cresciuto male” mi dice, con una rabbia infinita, verso tutto e tutti. Per corrispondenza ha conosciuto una ragazza campana ,Angela che allora aveva 19 anni, ha un unico desiderio quello di fuggire dalla sua famiglia e dal paese dove la camorra, le ha ucciso parenti, futuro e sogni. Il figlio cresciuto male di Amelia sposa Angela, senza amore, ha solo bisogno di qualcuno che lo aiuti a mandare avanti la fattoria. La vita tra Cesare e Angela sin dall’inizio è un inferno. Cesare è violento e la ragazza, si sente prigioniera in una situazione da cui non può tornare indietro. Impara a fare la contadina, la mandriana, ad uccidere e macellare gli animali, lavora tutto il giorno. Le loro liti diventano sempre più forti e lei diventa sempre più provata, le mancano i denti davanti e sogna tutti i giorni che Cesare muoia, nonostante la nascita del figlio Renato,omonimo del nonno suicida. Cesare chiuso nella sua rabbia esistenziale, (quando il padre s’impicca non ha nemmeno due anni) odia la moglie e il figlio, avaro fino allo sfinimento, si rifiuta di comprare alimenti adatti ad un bimbo piccolo, che rischierà morire,e sarà salvato dalla nonna Amelia che si farà carico delle spese per il nipote. Cesare non parla con nessuno odia tutti, non ha amici, la sua rabbia la sfoga su Angela e sugli animali che uccide andando a caccia. Alleva conigli lasciandoli senza recinto per il piacere di poterli uccidere sparandogli. I pochi abitanti del borgo da tempo hanno rinunciato ad avere animali da compagnia,troppo pericoloso saperli in giro. Cesare non và d’accordo neanche con la mamma Amelia,sono 20 anni che non si parlano quasi più. Così è Angela che si prende cura della suocera anziana e malata. Amelia prova pena per la moglie del figlio ripete in continuazione, che è una povera ragazza, costretta a fare la contadina, sola lontana dalla famiglia, senza affetti. Duilio dopo tanti anni ha deciso di fermare per strada il nipote di Amelia, ha chiesto il suo numero di telefono,e con timore ha telefonato. Da quella prima volta, le loro comunicazioni sono diventate frequenti, telefona ogni fine settimana, le chiede come sta, Amelia nonostante gli anni e la malattia si ricorda di Duilio. Lui la chiama affettuosamente “Somara” per ricordarle la cretinata che ha fatto non accettando il suo grande amore. Amelia interrompe la storia e mi chiede di accompagnarla a casa. Sottobraccio andiamo per la stradina, mi fa entrare e mi offre un te, nel frattempo arriva la telefonata di Duilio. La vedo ridere quando lo sente, il suo sguardo ritorna luminoso,sembra trasformata, le chiedo perché non lo invita, mi dice di no “le cose ormai sono andate così, era destino” E’ assorta mentre lo dice e guarda oltre la finestra fin dove finisce il bosco, poi improvvisamente si rende conto che sono lì seduta vicino a lei, riprende la sua aria allegra e mi dice: “ E’ vero che ho una bella casetta, l’ho fatta rifare dopo il terremoto,ho anche l’orto” Mi guarda come una ragazzina, aspettando una mia risposta, le accarezzo la mano, e le dico, che si hai proprio una bella casetta.

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