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Ketty di Sciara

Ketty di Sciara era una pittrice palermitana . Io la guardavo di nascosto, troppo bella, troppo particolare per essere vera. Scendeva in garage con le sue lunghe gambe inguainate in pantaloni stretti con grandi cinturoni, giacche attillate, foulard, occhialoni neri, scarpe con tacchi vertiginosi, lunghi bellissimi capelli. Erano gli anni 70, in una Palermo offesa ma sempre straordinariamente bella, quando Ketty di Sciara presentava al mondo la sua pittura, passione di una vita. Nella Palazzina, all’interno del Villino Caruso-Valenti, io e mia sorella avevamo come compagna di giochi la figlia più piccola, Donatella. Era la mamma che tutte le bambine avrebbero voluto avere. Lei aveva modi naturalmente eleganti, per niente costruiti e, se da un lato ricordava la tradizionale signora aristocratica palermitana, dall’altro destabilizzava con la sua arguzia, allegria, charme che affascinava piccoli e grandi. Pranzare con la sua famiglia, i Notarbartolo, era un avvenimento, tutto era incredibile dalle pietanze,al pittoresco e sempre diverso personale di servizio, ai padroni di casa (lei sorridente,bella,dallo sguardo scintillante, lui dalla figura normanna). Il Principe era festoso, con la parlantina sciolta e l’accento tipico dell’Aristocrazia. Ketty (Giovanna Maria Balletti) era figlia dell’alta borghesia di Palermo,quella elegante e tradizionale, terza di sette figli, aveva vissuto a dieci anni il terribile bombardamento del 1943. Case distrutte,corse ai rifugi,terrore e dolore ovunque. Ma, al contrario delle sue coetanee,non dava spazio alla paura; appena possibile sfrecciava con la sua bicicletta rossa,nelle strade vicino la casa a via Petrarca, in compagnia della sua amica del cuore, pronta a fare scherzi e inventare giochi,con spirito gioioso e vivace. La guerra era vissuta con atroce realismo, un fatto da cui era impossibile sottrarsi ma, dal quale bisognava preservare aspirazioni e sogni. Al “ Maria Adelaide” dove studiava, riempiva i quaderni di disegni, ritratti, caricature. Trascorrerà poi la sua adolescenza tra Palermo e Sciacca. Sposato il Principe Francesco Notarbartolo e assunto il titolo di Principessa, Ketty non ostenterà mai la sua aristocrazia, non avrà uno chevalier o spille preziose raffiguranti lo stemma e firmerà sempre i suoi lavori come «Ketty di Sciara». L’incontro che determinerà la sua carriera come artista sarà anni dopo a Roma con il Principe Gianfranco Alliata, che la convincerà a intraprendere la sua attività pittorica. Realista e schietta, per lei l’arte non era il capriccio di una nobildonna annoiata. Ketty girerà il mondo con i suoi dipinti, i suoi quadri saranno in diverse collezioni ed il suo nome figurerà nel prestigioso dizionario E. Bénézit. Grande amica di Guttuso, il pittore dirà: “ho l’impressione di aver fatto una galoppata in mezzo ai tuoi quadri, disseminati dappertutto, sui muri, sui mobili, sulle sedie, nelle tante stanze della tua bella casa palermitana. Sono rimasto dal furore in cui ti sei buttata nell’avventura del dipingere”. Io sono sempre rimasta colpita dalla forza e densità delle cromie, dal gesto emotivo del disegno, dal coraggio di non chiudersi in uno piccolo quadro, ma di dare respiro al suo talento in grandi formati, affrontati con cipiglio,senza timore. Nei suoi cataloghi si legge che la sua arte prende spunto da Van Gogh e Cezanne, per poi approdare al “post impressionismo” e all’ ”espressionismo cromatico” di Cezanne e Matisse. Chiaramente avrebbe sorriso di queste definizioni, detestava il linguaggio gergale dell’arte. Ketty è stata un grande personaggio,capace di lottare per la sua indipendenza di donna e di artista, senza accettare cliché o titoli, astenendosi dall’uso di appartenere a conventicole. Lo stesso coraggio che ha avuto nella sua malattia e Donatella, spesso la ricordiamo. La vedo ancora sfrecciare all’ingresso del 157/A di via Dante con la sua spider rossa, lei così elegante, sensuale, solare, bellissima: una Dea.

Una risposta su “Ketty di Sciara”

E’ un piacere dell’anima leggere con quanta cognizione dei particolari storico ambientali la scrittrice affronti tematiche artistiche e ricordi di infanzia inserendoli mirabilmente in una cornice soffusa di un momento travagliato ma significativo della società palermitana vista anche dagli occhi di una bambina e in un contesto affascinante.

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