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Tutti a scuola!


 Ho scoperto poco tempo fa che il “Mamiani” ha compiuto nel 2016 un secolo e che ora si chiama “Antonio Rudini in Villa Mamiani”. Il mio primo giorno di scuola a Palermo è stato lì. Ero arrivata qualche mese prima a Palermo con la mia famiglia, dalla piccola Reggio Calabria, dove mio padre era direttore del Dazio. Avevo nove anni e dovevo iniziare la quarta elementare; la scelta della scuola fu obbligata; il “Mamiani” a via Filippo Parlatore, si trovava a cinque minuti a piedi dalla nostra casa in via Dante. L’intento di mio padre era quello di evitare che le sue figlie girassero troppo per la città, seppur accompagnate in auto da un’autista, per i motivi che vi svelerò in seguito. Così io e mia sorella giravamo sempre sotto scorta. Il “Mamiani” allora era una strana scuola (l’anno era il 1970 e non provate a farvi i conti perché io sono oltre tempo e spazio!), poco curata per la mancanza di alcuni lavori di ristrutturazione, ma a me sembrava comunque una scuola bellissima. Il suo cancello introduceva in una specie di villa con al piano terra le scuole elementari, al primo le medie ed il liceo. Essendo un Istituto paritario accoglieva diverse tipologie di studenti, dai rimandati recidivi ai ripetenti con l’illusione di recuperare, dai figli di strani personaggi, ai rampolli dell’alta borghesia, che già dalle medie dimostravano per lo più una particolare attitudine, quella di non far niente, cosa in cui riuscivano benissimo. A me piaceva studiare, anche se a modo mio. Arrivai “a cose fatte” in quanto amicizie, inimicizie, capannelli, comitive ed esperienze, si erano ormai consolidate negli anni precedenti, mentre io ero considerata “la straniera”. Mi aiutò molto nell’inserimento il luogo dove abitavo, una palazzina all’interno dello storico Villino Caruso Valenti, lo stuolo di cameriere e di autisti di cui ero orgogliosa, le favolose merende offerte in casa, e mia mamma sempre attenta all’abbigliamento che incuriosiva e suscitava curiosità ed invidia, (la ricordo biondissima ed attraente con il suo mantello lungo fino ai piedi, i suoi tacchi alti, ). Di problemini come detto il “Mamiani” ne aveva diversi, basti pensare alla specie di palestra all’aperto realizzata sul lato sinistro dell’edificio ed utilizzata per le lezioni di educazione fisica alle medie, utilizzabile solo per la pallavolo in quanto costituita da uno spiazzo di cemento con qualche erbaccia di contorno- Vi confesso che io e lo sport siamo due costellazioni distanti anni luce, (purtroppo per me), allora ancora di più, non sapevo giocare a pallavolo ed avevo una struttura fisica così gracile, tanto che ogni palla che mi arrivava era per me un pungi ball che mi mandava al tappeto, o meglio sul cemento. Se alle medie c’era la pallavolo alle elementari per le bambine c’erano le lezioni di danza classica, orrore e terrore! In una classe dismessa, che io ricordo semibuia (ma non poteva essere così), la paura ha reso il mio ricordo teatrale e orrido; un’insegnante tedesca ci terrorizzava, era vecchia, rinseccolita, piccola e con i capelli color polenta , semiparalizzata tanto che a stento si alzava in piedi dalla poltroncina (quando lo faceva era per arrivare meglio con un bastone alle caviglie di chi sbagliava, ed io sbagliavo tutto 😊). Le bastonate dovute a linee mancate, posizioni, inchini goffi, erano accompagnate da improperi del tipo “ tu essere una capra , tu inutile, tu non capire niente” e vi giuro che parlava proprio così. Ho sempre pensato che Bonvi abbia conosciuto la tipa prima di scrivere Sturmtruppen. Alla fine della lezione bisognava andare alla poltroncina e fare un inchino prendendo la mano della “nazista”, dicendo “madame”… Sarebbero bastati gli occhi sprezzanti e fiammeggianti dell’insegnante per temere questo momento, ma a questo si aggiungevano due graziosi Gremlins, che sbucavano dalla copertina che teneva sulle gambe. Due chihuahua stronzi ma così stronzi che ora che anch’io ne possiedo uno, mi risulta difficile capire come potevano essere così cattivi. Non avevano solo l’aspetto della megera , ma anche il carattere. Queste terribili bestioline aspettavano che una bambina allungasse la mano, per fare capolinea , ringhiare e mordere le dita. Dopo qualche lezione però, avvalendomi dell’intercessione di mio padre, ottenni la dispensa dalla lezione settimanale, con tanto di certificato medico redatto dal Dottore Beppe Lima (se il cognome vi dice qualcosa siete nel giusto, ma anche questa è un’altra storia che vi racconterò dopo). Tralasciando questo film dell’orrore, il “Mamiani” in fondo era una pacchia perché eravamo in classe mista e con i maschietti mi divertivo molto di più, mentre ho sempre avuto difficoltà a relazionarmi con le donne, soprattutto in tenera età, considerandole lagnose e civette. Con i maschi, avvalendomi della loro capacità di organizzare guerre e sfide, passavamo il tempo a studiare il modo per uccidere quei demoni e la maestra di danza, inviandoci bigliettini tra banco e banco. La ricreazione poi durava sempre troppo poco. Il re indiscusso della merenda era Livigni. Se durante le elementari la merenda era portata da casa alle medie, come prima conquista sulla strada dell’indipendenza, era comprata da lui, il mitico, unico ed inimitabile Livigni, dell’omonima rosticceria in via Filippo Parlatore. Quando veniva a scuola lo percepivi dall’odore di fritto che strisciava da sotto le porte della classe. Tutto sapeva di fritto, anche la pizzetta, ma il capolavoro che io assaporavo con lentezza e raccoglimento era il calzone…fritto!. Ripieno all’inverosimile di mozzarella e prosciutto, aveva una pasta lievitata gonfia e dolce. Non credo che ci sia stata rosticceria più “zozza” di quella, tanto che lo stesso Livigni gocciolava sudore, sugo e olio fritto. Ma i suoi calzoni erano buoni, buonissimi. Non dimenticherò mai il suo viso aggraziato e timido, da artista dell’unto e bisunto. Chef Rubio al confronto è un dilettante allo sbaraglio. I miei primi giorni di scuola a Palermo furono sempre una gioia, che attendevo con ansia da inizio settembre, quando la stagione estiva era finita ed eravamo tornati in città. A casa il tempo non passava mai. Ma quale è la storia del Mamiani? Leggendo tra gli articoli on line, ho trovato quello che ricorda proprio i cento anni dell’Istituto. Nel 1915 il professor Domenico Oliveri, scrittore e giornalista di una rivista pedagogica con la quale collaborarono Pipitone Federico, Capuana e D’Annunzio, fondò il primo convitto privato laico della città, intitolato a Massimo Terenzio Mamiani, ministro dell’istruzione di Cavour tra il 1860 e il 1861. Il Convitto privato si trovava nello storico palazzo Monteleone di piazza San Domenico. L’edificio a metà degli anni venti fu demolito e l’istituto si trasferì in via Parlatore. Alla morte di Oliveri furono la figlia ed il genero, il professore Mario Di Caro, a guidarlo ed in seguito i figli di questi Vito e Angela. Leggo che l’Istituto nel 2016 contava 16 classi tra liceo classico e scientifico, per un totale annuale di 200-250 alunni. E’ oggi anche un polo universitario per le forze dell’ordine, Deve essere stata una bella festa per il centenario, Davide Sciortino, in arte Shorty, diplomato al Mamiani, ha cantato come special guest per due concerti in Istituto.. Prima di Shorty tra i banchi del Mamiani passò anche Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif. Ho sempre pensato che forse questo nome fosse venuto in mente pensando ad un Pip, anche lui famoso, il proprietario di Villa Whitaker contigua al Villino Caruso-Valenti. Finite le medie sono partita per Roma e nonostante sia tornata quasi ogni anno in Sicilia, ho perso i contatti con i miei compagni ma oggi, in questo primo giorno di scuola, nell’augurare (ed ora parlo da insegnante) a tutti i ragazzi fortuna, gloria, successo, voglio ricordare i miei compagni, insieme ai miei primi giorni di scuola a Palermo. Volutamente ho omesso i cognomi, per me saranno sempre il secchione e affascinante Maurizio, Maria Vittoria dalle belle gambe e dai fratelli più grandi bellissimi , Angelo il rosso, mio segreto amore, Filippo il giullare , Isidoro lo spilungone, Michele il latin lover, Antonella l’innamorata di Franco Gasparri e delle edizioni Lancio, Daniela la Vamp. Ragazzi non vi ho mai dimenticato e vi vorrò sempre bene. Buona scuola a tutti.

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